Così tanti anni, e tutto è ancora così chiaro…

Un incontro casuale ed un caffè, diciassette anni dopo

Ma tu sei Luca?

Osservai, probabilmente con aria perplessa ed interrogativa, quel ragazzo che dopo avermi fissato per diversi minuti sulla metropolitana mi si era avvicinato.

Risposi di sì, che Luca era il mio nome, e confessai (forse arrossendo) di non riuscire a ricordarmi di lui.

Quel ragazzone, alto e con due spalle così, allargò un sorriso e mi abbracciò.
Sono Daniele, davvero non ti ricordi?
Feci rapidamente mente locale, non volevo fare brutta figura, e cercai di passare in rassegna tutte le persone con quel nome che avevo conosciuto. Fino a che mi ricordai.

Daniele C., oggi operaio specializzato di 27 anni, sposato e con un figlio, era stato uno dei primi ragazzi che incontrai nella Comunità dove avevo cominciato a lavorare.
Problemi in famiglia, così mi aveva raccontato tagliando corto la prima volta che mi vide, senza scendere nei particolari, senza fare accenno alle botte che quotidianamente prendeva da suo padre per il solo fatto di essere lì presente quando il genitore rientrava a casa la sera.

Ricambiai l’abbraccio un po’ imbarazzato per la mia memoria corta, Sono passati anni, dissi scusandomi, e tu sei cambiato così tanto.
Lui rise e mi propose un caffè, subito, da lì scendemmo insieme alla fermata di Brin e ci sedemmo al primo tavolino del primo bar.

Daniele, colui che mi diede il “battesimo dell’educatore”, quello che dopo soli pochi giorni dall’inizio del mio lavoro per primo mi raccontò per filo e per segno le violenze e le umiliazioni che riceveva in famiglia e per le quali era finito in Comunità.
Ricordo che quella notte, rientrato a casa dal turno, ebbi difficoltà ad addormentarmi, chiedendomi come fosse possibile che nella mia città, nel quartiere accanto al mio, accadessero ancora cose simili.

Dopo l’uscita dalla Comunità, una volta diventato maggiorenne, l’avevo perso di vista.
Per i primi mesi ogni tanto ci era venuto a trovare, e poi più nulla.

Questo incontro casuale riempì il vuoto temporale, ed ebbi in mezzora la possibilità di conoscere 17 anni di vita di questo ragazzo, ormai divenuto uomo.

Una volta uscito dalla Comunità non avevo ancora un posto mio dove andare, così mi appoggiai all’unica parente che mi era rimasta. Ti ricordi di mia zia? Quella che veniva alle feste di Natale e da cui negli ultimi periodi rientravo nei weekend? Ecco, lei si offrì di aiutarmi e di darmi un appoggio, almeno per il primo periodo.
Alla fine restai da lei per tre anni, ed a 21 anni decisi che ero pronto a stare in piedi da solo.

Ti ricordi i corsi che mi avete fatto frequentare? Quelli che a volte saltavo perchè andavo in giro la mattina senza voler andare a scuola?
Li ricordavo benissimo.
Daniele, che la mattina svegliavo alle 6 perchè andava a scuola in un comune limitrofo, che non voleva mai alzarsi e con cui le discussioni all’alba sull’utilità di un titolo scolastico erano sempre infinite.
Vi devo davvero ringraziare tutti, se non aveste insistito così tanto non sarei riuscito a prendere quegli attestati, che mi hanno dato la possibilità di trovare il primo lavoro.

Sono entrato all’inizio in un tirocinio formativo, poi due o tre brevi contratti da apprendista, ed alla fine il mio primo lavoro da operaio specializzato, grazie ai corsi interni che ho frequentato e che mi hanno professionalizzato.
Ora ho un contratto a tempo indeterminato, guadagno bene e mantengo la mia famiglia.

Gli chiesi informazioni su cosa intendesse con famiglia, e lui sorridendo ancora di più continuò: quattro anni fa mi sono sposato, e due anni fa sono diventato papà.

Daniele, che nelle lunghe sere passate a parlare giurava a me ed a se stesso che non si sarebbe mai accoppiato, come diceva lui, nè avrebbe mia messo su famiglia, perchè è pericoloso, perchè i genitori non sono tutti bravi ed io non voglio correre il rischio di cambiare.

E adesso Daniele era padre: avevo una domanda pronta per lui, ma non mi riusciva di porla; forse lui lo capì, e mi trasse dall’impiccio.
Non ho mai più visto nè mio padre nè mia madre. Non sono ancora pronto, non so come potrei reagire. Forse un giorno lo farò, ma senza forzature.
Mi ricordo che tu mi dicevi sempre che per ogni cosa c’è bisogno di tempo…ecco, il tempo non è ancora giunto.

Ovviamente la discussione svoltò poi sui ricordi, ed erano davvero molti. Daniele era rimasto con noi più di cinque anni, cinque anni di confronti, scontri, discussioni ed insegnamenti reciproci.
Se ci penso mi ricordo ancora perfettamente le giornate in Comunità, i discorsi ed i colloqui, e tutte le volte in cui io e gli altri vi abbiamo mandato a perdere con i nostri casini. Ed ogni volta che ci penso, sorrido.
Siete stati importanti per me, senza di voi non ce l’avrei mai fatta.
Quanti anni hai detto che sono passati? 17?
Eppure mi sembra ieri, è tutto così chiaro ancora…

Ci salutammo come due vecchi amici, e gli chiesi di passare a trovarci ogni tanto, che di storie come la sua nella nostra vita ce n’è bisogno, che sono queste che danno senso a tutti gli sforzi che ogni giorno si fanno per cambiare qualcosa in meglio.
Daniele mi ha promesso che passerà a salutare anche gli altri colleghi, e magari porterà anche moglie e figlio per farceli conoscere, e per mostrarci che tipo di padre, nonostante la sua storia, sia riuscito a diventare.

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